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Racconti Razziali - Area Riservata - Background

Racconti Razziali

Dai diari di Forgiatempo (Alessandro Bianchini)

Storia dei Nani

Scritto nella locanda del Baffo Arrotolato,
Quartier generale dell’Orizzonte di Kirath,
nei tunnel dell’orrore, sotto la capitale Xantrar

C’è chi pensa che i nani siano stati sempre un corpo unico, il nostro essere fronte unito contro le avversità ha dato luogo a questo strano pensiero, ma non c’è minimizzazione più saccente di questa. E’ come dire che a tutti i nani piace la birra! Certo è vero, ma ognuno ha i suoi gusti in fatto di birra. Bionda, Doppio malto, Scura, corretta con Whiskey, rossa. Lo stesso vale per noi nani dalla notte dei tempi, sappiamo ritrovare l’unità di fronte a un grande nemico, nel momento del bisogno, ma al di fuori di taluni contesti, il nostro agire si fa un susseguirsi disorganizzato di scelte di casta.

“Bionda!
Rossa!
Doppio Malto!
Corretta!”

E’ la nostra storia, quella del popolo più antico di Emnotork e Thaldaros e non può essere raccontata senza i dovuti distinguo.

Abbiamo vissuto un ragionevole numero di anni che ci ha concesso di sperimentare ogni sorta di punto di vista e benché nessuno se ne ricordi, ho scoperto grazie anche all’aiuto di altri “lunga vita” come me, che ne abbiamo fatte di cose, insomma diciamo che contrariamente al credo comune, la coerenza non ci appartiene.

Siamo stati i cavalieri dei draghi, ma al contempo, è cosa certa che negli ultimi 500 anni, seppure con qualche periodo di quiete, siamo stati schiavizzati dall’ultimo drago rimasto, il traditore, Shekkar. Ecco, già questo non vi suona contraddittorio? Certo che sì, ma non vi dimenticate il numero di anni che passano. La verità è che ci siamo da troppo tempo e abbiamo fatto di tutto. Gli amici sono diventati nemici, poi di nuovo amici e poi ancora nemici, una confusione che voi non potete immaginare, ma so io cosa fare!

“Una bionda! Non tu tesoro, dicevo la birra, la birra…”

Prendiamo per un momento gli elfi, ci sono anch’essi da tanto tempo, ovviamente troppo, ma diciamocelo, non fanno mai un cazzo, sono invisibili, non danno fastidio, sono pezzi di mobilio nelle dimore della storia, ma noi non siamo così. Noi siamo nani: Rutto e Passione!

Scusate la parentesi, torniamo a quello che siamo stati e a quello che siamo e così via.

Ci pensereste? Noi abbiamo utilizzato la trama naturale, tenetevi forte, per primi! E anche qui, non è cosa che si possa dire a cuor leggero in Xantrar. Pensate che ci sia un nano che se lo ricorda? Noi che odiamo la magia? Noi che se tira troppo vento e vola una piuma, non è il vento di sicuro, ma neanche il tocco della trama magica, è Weinal, è dio e non c’è altra soluzione! Zitto sa! Se provi a dire che c’è uno spiffero dobbiamo ammettere che questo tunnel sotterraneo non lo abbiamo fatto mica troppo bene. Lode a Weinal! Che poi Weinal in un certo periodo storico era veramente Weinal, poi era Nathaniel Prescott, ma non voglio mettere troppa carne al fuoco:

“Tesoro, il cinghiale ruspante avevo chiesto con la birra.”

Immaginate di dire al popolo di Xantrar: “Signori miei noi siamo stati i primi ad utilizzare la magia naturale.” Momento di silenzio, sguardi attoniti e massacro annunciato. Trovereste nani pronti a sgozzarvi in qualsiasi dei due schieramenti attualmente esistenti, ovvero “L’orizzonte di Kirath” per la lotta contro Shekkar il drago e “I convertiti alla scaglia” anche detti in draconico: She-Laan-Kar (Timorosi del fuoco nero) per coloro che lo venerano. Si, avete capito bene, ci sono nani che sono stati schiavizzati dal drago e che adesso lo venerano. Ecco, io credo che dire ad un nano che la nostra razza sia stata la prima a governare una forma di magia, gli farebbe perdere la testa, sarebbe un argomento che abbatterebbe ogni divisione sociale e ideologica e che inderogabilmente farebbe sì che ci si ritrovi da soli contro una massa di nani urlanti con la casacche di Shekkar, Malyniria e dell’orizzonte di Kirath. Si abbraccerebbero e brinderebbero insieme, dimenticherebbero le reciproche differenze, pur di manifestare il loro diniego. Eppure quel che dico è vero! E’ Vero! Ma dopo tutto, la conoscenza non è forse sinonimo di solitudine? Ed eccomi qui, io, Forgiatempo, il lunga vita, solo a raccogliere i pezzi della storia della mia razza, in questo antro sotterraneo a cui ho ottenuto accesso a caro prezzo. In verità scendo e salgo dall’antro, il luogo d’incontro più vicino è la “Locanda del Baffo Arrotolato” e io qui m’abbatto, mi ubriaco, sbraito e…
Almeno avessi capito qualcosa di questi simulacri, niente, neanche quelli. I simulacri sono la ragione della mia vita, cerco di risolvere il loro enigma da quando ho avuto discernimento delle cose del mondo.

Mio amico Balcan,
Sei un gran figlio di puttana.
Mi hai lasciato la patata bollente,
te ne sei andato senza dire niente.
Sei un bastardo e pure serpente.

Balcan è un buon diavolo, voleva risolvere il problema della corruzione nella magia ed era venuto qui sotto perché il suo maestro, un certo Dharren Querr, gli aveva detto che noi potevamo avere la soluzione proprio nella magia naturale! Si è travestito da nano per entrare a Xantrar con una specie d’incantesimo, quando si è ritrasformato in umano ci è mancato poco che lo uccidessimo. Se sapesti Balcan quello che ho scoperto a proposito di un altro uomo che si è travestito da nano per entrare in Xantrar tanti secoli fa, ti faresti due risate. Passerei la vita a farti tentare di indovinare la sua identità, giusto per vederti un poco fremere, ad un certo punto te lo direi, si intende, ma solo dopo avere goduto un poco.

Ho trovato anche delle fonti che dicono che i Simulacri sono legati alla magia naturale e ai cavalieri dei draghi e al cuore di pietra, quello che tutti i nani hanno proprio attaccato alla pelle, residuo di quella che ho ribattezzato: “La prima infornata”

Ma torniamo alla storia dei nani:

E il mondo era la pietra e la pietra era il nano! Ero arrivato qui, giusto?

No scherzo, non è andata così, però che siamo la prima razza di Emnotork e Thaldaros è vero. I nani nascono dalla terra stessa, almeno le prime “infornate” diciamo così.

— Seconda Parte —

La storia dei nani è molto articolata, è come una cena con diverse portate e ve la racconterò così:

Antipasto di Kra:

Anno 0-569
Era di Synistas
– L’alba –

Nelle cronache della prima era, quelle che sono giunte presso le Torri di Pietra di Giada e che lì sono custodite! Colpa dell’Ordine del Vortice, che Weinal li fulmini tutti in questo momento medesimo, adesso mentre scrivo, mentre passa Ronda la Bionda con la Rossa sempre in mano. Bionda è lei, la rossa è la birra, la porta al tavolo dietro al mio… (Depressione, ti definisco con il mio nome)

“Ronda, tesoro, portami un antipasto a base di occhio di Kra, sto per ricominciare con la storia dei nani, devo tenere lo stesso ritmo di chi mi leggerà, perciò ricomincio da capo anche io, come se fossi arrivato adesso. Si, esatto non sono a dieta, in verità non so cosa voglia dire questa parola.”

Dicevo, in questa epoca noi già c’eravamo, scrivevamo e avevamo un linguaggio parlato molto articolato. Non si sa se sia comparso prima il nano o la roccia, ma credo che questa sia solo una speculazione filosofica con un fondo di verità degno di miti e leggende. Il fatto è che noi siamo nati dalla roccia, è quella che Riordan Javna-Kur definì “Parto Razziale” e che io tra un bicchiere ed un altro ho ridefinito l’infornata. La storia dei nani comincia sui Monti di Stagno, il nome del luogo non è mutato nelle ere, lì sotto ci sono testimonianze molte antiche che io stesso sono andato a consultare di recente grazie all’approvazione di re Kirian.

Nessuno sa spiegare bene come avvenne, ma fu la natura stessa a partorirci. I nani non avevano   organi riproduttivi, vennero in seguito, con la seconda generazione. Il nostro nome antico, come razza, è Kaok che vuol dire “Parte della Roccia”. Ecco perché abbiamo, ancora adesso, ovvero tra i 1300 e i 1400 anni dopo, dei nascituri che sanno utilizzare la trama magica naturale. Noi siamo stati creati da essa per proteggere e distruggere. Si spiega così anche il Cuore di Pietra, quella parte di roccia che si mischia alla nostra pelle all’altezza del cuore. E’ un retaggio storico.

Horace Semerald detto “Il pugno divino” disse durante il primo concilio di guerra nanico:

“Noi siamo gli araldi della terra,
Preserviamo ciò che la migliora.
Distruggiamo ciò che la disonora.”

Non so per quale diavolo di motivo al tempo, grosso modo nel 351, Horace, che comandava “L’avanguardia Splendente”, decise che Synistras stava danneggiando la natura e che doveva crollare. Avrà avuto i suoi buoni motivi, non ne ho idea! I nani agirono al di sotto della città, fecero tante gallerie per renderla instabile e quando fu il momento, sguinzagliarono una creatura dalle quattro braccia e doppia testa, con tentacoli al posto delle costole e una decina di occhi gialli. Sto parlando del Kra! Fece cadere le quattro colonne a cui i nani avevano legato l’equilibrio di Synistras e la città sprofondò nell’abisso. In una nota di Horace ho trovato una descrizione degli abitanti di Synistras, da quello che ho letto, se si può definire Koak un antenato dei nani, gli abitanti di Synistras dovevano essere quelli degli elfi, il che spiegherebbe tante cose, compresa la “Legge del mutismo selettivo”, solo a un orecchie a punta avrebbe potuto venire in mente una cosa del genere.

Fine dell’antipasto.

Dai diari di “Il Volto Nascosto”

Storia di Goblin e Hob-Goblin

Questo breve scritto si ripropone di riassumere fatti e avvenimenti pre e post Guerra di Valenium che riguardano la razza dei Goblin.

Prima di cominciare voglio dire che questa storia è l’inizio della nostra riscossa e che ha molti eroi: Snick Snack, Mogg, Zoko, Mag’ra e Dag Ottospine. (Francesco Sisca, Flavio Pitis, Giovanni Canuti, Amir Hajar, Francesco Manzari) Dietro ognuno di loro c’è un’idea che nasce dal ritorno di colui che noi chiamiamo “Tenebra”, il primo demone. Il nostro signore per tante ere è stato assente, ma grazie al ritorno di Shen il Bianco, ha trovato la rinascita nel continente di Thaldaros. Noi sappiamo come raggiungerlo. Grazie a lui avremo un posto nel mondo in superficie e saremo rispettati!

L’antico Legame tra Wargen e Goblin

nell’Era di Draghi e Demoni,

conosciuta anche come “La Piccola Era”

I Wargen non sono sempre stati così lontani da noi, c’è stato un tempo in cui le nostre strade si sono incrociate e i nostri eserciti mischiati. Erano gli anni delle scorribande, quando dal Ducato di Riador sino ai Monti Dremmond e oltre, i nostri tamburi facevano scappare chiunque. Umani e Elfi se la davano a gambe se sentivano che stavamo arrivando. Avevamo Math Mano D’osso a condurci e al suo fianco c’era Arch Il Ruggito, nessuno ha mai visto un wargen più grande di lui. Erano anni di scontri e di vittorie, ma è passato tanto tempo, parlo di cose che non ci sono più e che in parte ci raccontiamo a turno per tirarci su il morale. Una volta è Zoko ad inziare, un’altra volta Mogg e quando ci si mette Mag’ra, è capace che anche Dag dica due parole, lui che di solito si limita ai fatti.

La Tenebra a quel tempo era vivo, voi non potete immaginare quali poteri avesse il primo demone. Se qualcuno osava ostacolarci, era lui a mettere fine alle ostilità. Era un osso duro per tutti e fino a quando Shen, il drago bianco, fosse rimasto in vita anche il nostro signore avrebbe conservato la vita e tutti i suoi poteri. Un combattimento tra queste due forze avrebbe spezzato il mondo magico e terreno, andando a distruggere un equilibrio che si era formato nei secoli. Pertanto, ognuno con il suo potere, si detestavano non pestandosi i piedi. Shen il bianco insieme agli altri Draghi vegliava su Umani, Uomini-montagna, Elfi, Mezzelfi, Nani, Draconici, Matusalemme e Giganti e altre strambe razze e creature: Elementali, driadi ecc. La Tenebra si prendeva cura di Goblin, Hob-Goblin, Priar, Troll e anche di altre stravaganti razze e creature, come ad esempio le Manticore. Come servi aveva gli Orchi e gli Ogre, invece noi eravamo considerati come i prescelti, sia quelli più grossi come Mogg che quelli più piccolini come Snick Snack.

In molti dicono che i Goblin siano nati per volere della Tenebra. Il primo demone, in quegli anni tentava di allargare il suo dominio e di inserire il sangue demoniaco in diverse creature, la risposta migliore l’ebbe dalla razza meno probabile da immaginare, gli gnomi. Qualcuno è arrivato a sostenere che noi Goblin nasciamo da un esperimento demoniaco portato a termine a Guth’Bur, la punta più alta del nord, dove adesso trovate La città di Stagno. Ma non so se crederci. Fatto sta che ci ha sempre trattato come figli, e che rispetto agli altri, godevamo di grandi trattamenti di favore. Noi non eravamo le sue truppe, eravamo il suo orgoglio.

Per secoli Shen il bianco non ebbe idea che La Tenebra avesse osato fare esperimenti su una razza che era sotto il suo patrocinio, ma quando gli portarono le prove, allora tutto cambiò di colpo.

Xereo Prescott si accorse che all’interno di Numasor stavano avvenendo strani episodi, solo lui dei tre fratelli avrebbe potuto accorgersene. Al tempo Sargon era ossessionato dalla magia elementale, unica che a suo modo di vedere avrebbe potuto essere maneggiata dagli uomini senza avere un impatto sul mondo naturale. La proposta di studiare questo tipo di disciplina era stata discussa molte volte dal Drago-Concilio (Shen, Malyniria, Aryn, Kendrath e Shekkar) ma tutte le volte Shen si era opposto strenuamente:

“Gli umani sono una giovane razza, ognuno di loro compie un percorso di vita molto breve e pertanto ritengo che la magia non sia qualcosa che debbano maneggiare. Nei secoli scorsi il Drago-Concilio ha già allargato gli orizzonti magici venendo a patti con il Terra-Concilio dando molti poteri a Matusalemme, Folletti, Elfi e Driadi, ma non possiamo bruciare le tappe e prendere un tale rischio con una razza che è sotto continuo scacco di passioni e voleri che sono tanto più forti quanto è breve l’aspettativa di vita per poterle vivere e ottenere.”

Era chiaro quindi che Sargon Prescott aveva le sue battaglie da combattere, non voleva che i Prescott fossero soltanto dei governanti, voleva che la sua famiglia fosse responsabile del permesso accordato dal Drago-Concilio riguardo all’uso della magia e che la sua razza, sotto il nome dell’accordo Prescott fosse ritenuta degna della magia.

Nathaniel Prescott invece stava per dare una ridimensiona al Circolo del Vortice e aveva i suoi problemi a gestire l’accordo basato sui precetti di Weinal tra Nani e Umani oltre ai rapporti interrazziali a Pietra di Giada.

Xereo fu l’unico ad avvedersi che i poteri della Tenebra stavano lentamente prendendo corpo nella parte più antica di Numasor, vicino a quel pozzo dove sarebbe stata posta di li a qualche tempo una pietra con su scritto “Noi siamo Numasor” con la firma dei Grever-Klood. (Mattia Lagatta, Luca Sbardella, Alessandro Di Bonaventura) Quello che sarebbe diventato il necromante più potente della storia della magia, allora aveva poco più di diciannove anni, ma fu all’altezza di uno strano compito proprio per via della sua dedizione nell’arte alchemica. Scoprì che c’erano degli esperimenti ogni notte nei sotterranei di Numasor (Da questi esperimenti nasce anche la popolazione sotterranea che molto tempo dopo collaborerà con Lir-Tharish) e che la Tenebra stava tentando di fare entrare il sangue demoniaco nelle vene degli uomini.

Shen presa la questione molto a cuore e convocò la famiglia Prescott, i Delroy e alcuni tecnici come Siroune, che sarebbe poi diventato il Mago della Torre Verde.

La proposta di Xereo Prescott per risolvere la questione fu semplice.

“Uno scontro frontale metterebbe i continenti in pericolo e nessuno può permetterselo di questi tempi, pertanto perché non arrogarsi lo stesso diritto che si è preso la Tenebra con gli uomini di Numasor per privarlo di una delle sue truppe. Frattanto noi terremo sotto controllo l’operato della Tenebra. Dopo tutto siamo noi a metterci in una posizione di vantaggio, Lo abbiamo scoperto, invece lui ancora non sa che lo ripagheremo in fretta con la stessa moneta.”

Sargon e Siroune furono ritenuti i più abili per una tale condotta, mentre Xereo fu usato per continuare a vegliare sugli esperimenti della Tenebra e dei suoi alleati che erano diventati una vera e propria setta dal nome “I figli dei demoni”. Xereo trovò la spalla ideale nella famiglia Tharish.

Siroune, dopo un’attenta analisi, scelse i Wargen. Sargon fu subito concorde. Questo evento, questo momento storico è di capitale importanza. Si collega ad esso un filare di conseguenze che è complicato tenere a mente. E’ l’inizio della guerra tra Demoni e Draghi, è la strada che ha condotto gli umani a prendere il potere magico, la via che Xereo Prescott ha imboccato per costruire la Pietra dell’Oblio e che Shekkar il drago ha percorso per tradire il Drago-Concilio.

Sargon chiese al Drago-Concilio, in cambio del suo ruolo nell’attuazione del piano proposto per vigilare sull’operato de “La Tenebra” e scongiurare una guerra magica, di potere ragionare ancora sulla magia elementale e di dare il via libera almeno ad una cerchia ristretta di umani.

Il drago-Concilio accettò di dare potere magico ad alcuni uomini selezionati, solo se questi fossero stati dediti, grazie ai nuovi poteri forniti dai draghi, all’arte della Necromanzia del Drago Shekkar, unica che gli avrebbe permesso di vivere di più e di non cadere in trappola delle loro ossessionanti passioni.

Tornando ai Goblin e agli Hob-Goblin, questa invece è la storia di come sono divenuti una razza da sottomettere, senza orgoglio e senza un posto al mondo, ma i tempi stanno per cambiare…di nuovo…

Dai diari di Shitta, (Flavia Clari) unica goblin che sa leggere e scrivere

Foresta di Valenium, 1403 


L’era del drago, Sommo Imperatore-Dio Shekkar

Quando Addeus ci ha affidato il compito di partecipare alla gara del Millepiedi, qualcosa si è svegliato in tutti noi, qualcosa che era rimasto silente per un tempo troppo lungo, capace di oltrepassare ogni battito di tamburo e ogni ballata di guerra. Tornavamo dai Wargen, da qualcuno rimasto al mondo che condivideva un ricordo in cui i Goblin ed un’altra razza su questa terra avessero collaborato al fine di ottenere un futuro migliore per entrambe le tribù.

Avevamo l’occasione di ritrovare quest’unione e grazie al ritorno della Tenebra potevamo beneficiare di un potere illimitato. La guerra della Regina-Ragno non ci ha più interessato a questo punto. Volevamo solo affrontarla per arrivare ad un esito qualsiasi. Non potevamo sottrarci ai voleri della regina, ci avrebbe massacrato, ma potevamo riprendere contatto con i Wargen e ripagare il danno fatto da Siroune e Sargon Prescott durante la “Piccola Era”.

Era la prima volta dopo tanto tempo che c’era fermento attorno ad un’dea di indipendenza e di orgoglio razziale e veniva da un pugno di eroi che aveva già ottenuto l’attenzione della regina. Zako,  Sciamano delle Ossa, Snick Snack Arguto Esploratore, Mag’ra Il Raggiratore, Mogg Urlo di Tempesta e Dag Ottospine. In silenzio si erano prostrati davanti a lei che gli aveva concesso incarichi sempre più prestigiosi, mentre in silenzio, al di fuori del meccanismo della mente alveare, progettavano di ritrovare l’alleanza con I wargen per poi tornare dal loro signore, sulle rotte di Thaldaros, quelle che cadono sotto il nome de “Le Rotte Infernali”.

Il dado è rotolato a favore di questo pugno di eroi. Zako ha ricostruito il suo legame con gli sciamani Wargen, Mag’Ra è passato allo storia come “Il fischietto Magico” durante lo scontro che ci ha visto schierati contro il Millepiedi e abbiamo perfino liberato Kalisha. Nessun Wargen dopo questi tre risultati ci avrebbe negato una solida alleanza.

La regina-ragno si preparava alla sua guerra contro Malyniria con un nuovo alleato ed era contenta di noi, che in cuor nostro invece speravamo solo di uscire vivi dalla guerra per poi viaggiare verso Velen con i Wargen verso Thaldaros e la Tenebra.

Come se non bastasse eravamo riusciti a far si che i capi dei Wargen dimenticassero gli accordi con Siroune e Sargon. Il settimo mago era morto da qualche mese per salvare il suo discepolo Hawken Klood nello scontro sotto Xantrar contro Shekkar, Siroune non aveva più la forza di un tempo nelle Terre Fertili, dato che nella guerra del 1372 Sargon aveva dovuto spostare Numasor nell’isola di Mesa Negra. L’unico aspetto che legava i Wargen a Sargon e Siroune era quanto avevano fatto per la loro razza i due maghi. Li avevano resi intelligenti e avevano creato un elite che li avrebbe guidati e che li avrebbe rappresentati. Siroune e Sargon grazie al potere concessogli dai draghi e alle loro conoscenze elementali e naturali riuscirono a creare una fusione tra uomini e Wargen. Si spinsero ancora oltre quando ottennero una fusione che regalò alla nuova creatura tutta la forza e la rigenerazione dei Wargen e tutta l’arguzia dell’uomo. Quella razza non ha ancora un nome, molti li associano agli Wargen, altri agli umani, quando non sono trasformati, ma chi sa dei segreti del mondo, li conosce come Philip T. & George Grever. (Mattia Lagatta e Luca Sbardella). Gi sciamani contavano su di loro per risolvere le controversie legate a Kalisha e alla ricomparsi dei Reami di Thia e anche per la gara del Millepiedi, ma nessuno di loro è arrivato a sostenerli. Siamo stati noi e loro si sono ricordati di cosa possiamo fare insieme.

Lode alla Tenebra! Siamo tornati!

Dai diari di Tal’Vashot (Niccolò Raffaello)

Il destino degli Elfi Oscuri

Questo breve scritto si ripropone di riassumere fatti e avvenimenti pre e post Guerra di Valenium che riguardano la razza degli Elfi Oscuri.

Prima di cominciare però, voglio porre alla presenza di tutti un estratto che proviene dalla mente di Shira.

Quando Malyniria scagliò il colpo fatale, Shira volle condivedere una vasta parte d’informazioni con i suoi figli. Si dice che i pochi di noi che sono usciti vivi dallo scontro abbiano beneficiato di diverse conoscenze e che semmai ci ritroveremo tutti, potremmo ricostruire la saggezza della madre. Ed è questo il mio proposito. Io Tal’Vashot, ho deciso di non arrendermi e di dare una nuova era alla nostra razza. Io ritroverò ogni Elfo Oscuro sopravvissuto alla guerra.

Estratto – Dalla mente condivisa di Shira, la Regina-Ragno

“I Reami di Thia appaiono tra i 20 e i 30 anni dopo la morte del Necromante e sanciscono la prima fase del suo ritorno. Il Necromante ha al suo seguito 100 seguaci che hanno giurato di servirlo. E’ un rituale che solo Xereo Prescott ha portato a termine nella storia della necromanzia, consiste nel condurre un individuo a credere che la sua vita sia insulsa, che le sue capacità non lo porteranno ad ottenere scopi di un’importanza capitale, che il massimo che possa fare sia legato a degli obbiettivi di basso livello, poiché solo quelli potrà raggiungere. Convinto il soggetto di questo precetto, il necromante passa ad illustrargli come invece potrebbe dare maggiore lustro ai suoi anni di vita. 100 persone sono state convinte da Xereo Proscott a donargli energia vitale in nome di quanto lui avrebbe potuto realizzare con la loro forza. Oggi loro sono i “Cento Nomi” e governano i Reami di Thia. Ognuno di loro è responsabile di una di queste piccole parti di mondo. Molti sono nella Foreta di Valenium, altri invece, sono sparsi per tutto EmnoTork ed in particolare presso la Valle del Pianto, tra Velen e Seta di Sabbia. Passati i primi 30 anni dalla morte del Necromante, i reami ritrovano la loro forza magica e diventano accessibili a tutti gli esseri di EmnoTork. I custodi attendono i visitatori e strappano ogni sorta di patto per racimolare quanto chiesto dal Necromante per potere ritornare dal mondo dei morti.Qualunque essere vivente che non sia un custode ed entra in un Regno di Thia dovrà assecondare il custode. Esiste un testo chiamato “I cento nomi mai detti” che spiega le tecniche che Xereo ha utilizzato per indurre gli individui a sacrificarsi volontariamente, l’origine e la forza magica del rituale, il controllo dei tempi arcani e la formazione delle spire che legano Xereo ai suoi seguaci e passano dal mondo vivente al “Globo di Arsh” una specie di limbo, un luogo dal quale il Necromante può guardare la vita e la morte, in attesa di dedicarsi all’una o all’altra. Si dice che quando Xereo scompaia da EmnoTork e Thaldaros, vada ad occuparsi delle dottrine della Morte e che quando ritorni ne porti un pezzetto con sé.

Xereo Prescott è l’unico uomo che rispetti, come si può non lodare una tale arguzia e un tale controllo, in seno ad una verità inattaccabile: “Le pedine nascono per essere sacrificate”

Xereo Prescott non si è fermato qui, ha esteso ulteriormente il suo potere magico entrando nella Città Dimenticata in qualità di spirito e ottenendo la reincarnazione. E’ un percorso di vita che chiunque brami conoscenza e potere vorrebbe intraprendere, ma di cui nessuno vorrebbe pagare il prezzo.

Il prezzo di Xereo Prescott è quello più caro alla debole razza degli uomini, nel caso del necromante ha un nome e un cognome: Eugenie Deraboux, uno dei Cento Nomi.

Dai diari di Tal’Vashot (Niccolò Raffaello)

La madre non ci affida missioni impossibili, ma non riusciamo ad imparare dai nostri sbagli. Siamo l’unica forza di EmnoTork capace di fare impallidire le altre, eppure il nostro destino è quello di soccombere. E’ la nostra dannazione.

1) In viaggio presso i Wargen

La missione dataci da Addeus, lo Stingher a servizio diretto della Regina-Ragno, riguardava l’alleanza con i Worgen. Eravamo stati avvisati che per arrivarci avremmo potuto imbatterci nei reami di Thia, ma forse per via di un lieto evento o forse per mera disattenzione, abbiamo abbassato la guardia. Non appena usciti dal nostro territorio ci siamo imbattuti nelle Teste di Lupo e in Alendir . Una sfida complicata che abbiamo accettato. Gli abbiamo strappato la testa e ne abbiamo fatto un oggetto di culto per Lohengrim, il guerriero che tra noi è stato il diretto responsabile della dipartita di un elemento così importante della corte elfica. Affrontare i nostri cugini elfi non è cosa da poco, siamo dovuti rientrare sottoterra per curarci nei pozzi di sangue, ma siamo stati accolti da eroi per via della testa di Elarin. Quando siamo ripartiti per raggiungere gli Worgen, il morale era alle stelle e forse questo ci ha fatto dimenticare le numerose avvisaglie riguardo ai Reami di Thia, con particolare riferimento al fatto che si dovesse necessariamente evitarli e che se proprio si ritenesse impossibile farlo, bisognasse accontentare il custode, nel nostro caso, un centauro di nome Chojiro.

Noi siamo entrati con lo spirito di chi domina il mondo e non china mai la testa. Ne siamo usciti, in un modo o nell’altro, ma ne abbiamo pagato le dirette conseguenze a distanza di poche settimane. L’unica persona oltre me, ad essere uscita viva dall’accampamento dei Worgen e dalla susseguente missione riguardante Kalisha (Ne parlerò a breve) era stata Tiara Arak’na, ma la mano del custode l’ha raggiunta e all’albero a cui Chojiro tanto tiene, è appesa anche la sua testa.

La Gara del Millepiedi

C’erano un pugno di regole, le abbiamo infrante.

Il nostro istinto primordiale è quello di dominare, lo abbiamo fatto per secoli e la storia recente non ci ha insegnato che i valori in campo sono cambiati e che per tornare al blasone di un tempo bisogna ricostruire dal basso, sporcarsi le mani, non solo del sangue dell’avversario, ma anche chinando il capo quando necessario, dimenticandosi la parola: “Orgoglio”. Quante sconfitte per un sentimento, quante morti?

Uno dei mie “Kashava” (Compagni) ha voluto umiliare gli elfi durante la Gara del Millepiedi presso i Worgen. Conoscevamo tutti le regole. I Worgen si schierano in battaglia con coloro che vincono la gara, con chi uccide il millepiedi! Accolgono le diverse razze (Elfi, Umani, Elfi Oscuri e Goblin) per il periodo di una decina di giorni all’interno del loro accampamento al fine di vedere chi vincerà. Durante il suddetto periodo non tollerano alcun tipo di “contatto” tra razze diverse.

Alendir era il capo delle Teste di Lupo, gruppo scelto del “Magnifico”, signore degli Elfi, nonché portatore della Spada Nera. La guerra per il controllo completo di Valenium non era ancora iniziata, ma entrambe le forze tentavano di prendere vantaggio prima dello scontro finale.

Noi elfi oscuri abbiamo inflitto senz’altro un colpo letale tagliando la testa ad Alendir, ma la nostra maledizione si è manifestata nel momento in cui Lohengrim, il mio Kashava, è entrato nell’accampamento dei Worgen. L’istinto primordiale che ci ribolle nel petto ha avuto la meglio sull’arguzia, ancora e una volta siamo stati soggiogati dal volere sfoggiare la nostra forza. Lohengrim si è avvicinato a un tavolo dedicato agli elfi e ci ha messo sopra la testa di Alendir che, a seguito di un trattamento alchemico, era diventata un boccale artigianale. Gli elfi avevano trovato solo il corpo del loro comandante. I nostri arguti cugini hanno guardato la scena senza battere ciglio. Non so cosa sia passato per la testa di Lohengrim, forse sperava di aizzarli e di farsi attaccare nel campo neutrale dei Worgen, così da farli espellere, ma alla fine di questa storia, siamo stati noi ad essere allontanati dalla competizione. Gli elfi si sono alzati dal tavolo e hanno riferto quanto accaduto ad uno dei Worgen capi. La decisione è stata semplice. Una punzione esemplare per fare capire che anche stare in punta di piedi sulla linea di confine delle regole che avevano posto, poteva volere dire essere allontanati, un modo per dire che i Worgen a casa loro, comandavano.

Lohengrim è stato portato fuori dall’accampamento Wargen. Noi abbiamo deciso di seguirlo. Avevamo perso un pezzo fondamentale delle nostre forze contro il Millepiedi, ma avevamo ancora una vita d’uscita: Kalisha. Gli Sciamani dei Worgen ci avevano assicurato che se fossimo riusciti a liberare Kalisha, ovvero un’anaconda senziente venerata come divinità, avremmo avuto dalla nostra tutto il popolo dei Wargen.

“Kalisha è intrappolata in un reame di Thia a sud, quando sono ricomparsi, per via della sua mole, è rimasta per metà all’interno e per metà all’esterno. Queste sono cose che possono accadere quando tornano i reami, ma di solito il custode lascia uscire la creatura oppure la costringe ad entrare per reclamare il proprio tributo. In questo caso non è accaduto nulla. Credo che sia l’effetto di un Reame con multipli custodi che non ha ancora scelto chi debba prendere una decisione a riguardo. Loro non hanno interesse a sbrigarsi, ma noi vorremmo tanto che Kalisha fosse di nuovo libera di muoversi in tutta la sua magnificenza.”

Ci siamo imbarcati in un’impresa più grande di noi, ancora e una volta incapaci di misurarci con un mondo di superficie dal quale siamo rimasti assenti per molti anni, esattamente da quando Xereo Prescott finì il rituale per imprigionare i Draghi nella Pietra dell’Oblio. La Regina-Ragno, legata alla presenza di Malyniria, si addormentò e volle portare nel sonno anche tutti noi.

Il reame era conteso, come ci aveva detto lo sciamano Wargen e lì abbiamo trovato la nostra morte e l’onta del disonore.

Siamo usciti in due dal Reame, io e Tiara. Volevo tornare a casa, la missione era perduta e il capo-spedizione Lohengrim era passato a migliore vita. I Wargen non ci avrebbero fatto rientrare per competere. Potevamo sperare soltanto che i Goblin, la nostra manovalanza, avesse la meglio in una competizione contro gli Elfi. Non fummo gli unici ad essere espulsi della competizione, lo stesso accadde anche agli umani. Quanto meno avevamo una possibilità su due, dato che gli umani e gli elfi avrebbero portato i Wargen a combattere in favore di Malyniria, mentre noi Elfi Oscuri e i Goblin li avremmo condotti ad unirsi alla Regina-Ragno.

Il destino di Tiara si collega a quello dei Goblin. Un gruppo guidato da Mogg (Flavio Pitis) e Zako  (Giovanni Canuti) fu inviato da Addeus nel territorio dei Wargen. Non avevano molto tempo per arrivare e decisero di prendere la strada più corta. Quale? Quella per il reame di Chojiro. Il centauro  volle subito approfittare dell’occasione e mise tra le condizioni di uscita dal reame non solo la testa di un custode di un altro reame, ma anche quella di Tiara che più di tutti lo aveva umiliato pochi giorni prima.

Sono rientrato a casa e dopo essere scampato alla sfuriata di Addeus, sono rimasto a disposizione della Regina-Ragno. Pochi giorni dopo Mogg, Zako e la truppa dei Goblin, riportava una vittoria schiacciante. I Wargen erano dalla nostra parte. Noi Elfi Oscuri, primi alleati della Regina-Ragno non eravamo riusciti dove i Goblin avevano trionfato.

Questa è la massima onta che ho subito da Elfo Oscuro, ma è anche il principio della mia rinascita. Dobbiamo imparare da questi errori e capire come sfruttare al meglio la nostra forza. Il mondo in superficie è cambiato e se vogliamo dominarlo dobbiamo piegarci al cambiamento.

Dopo la Guerra

La guerra di Velenium ci ha visto soccombere. Siamo in pochi, siamo soli e dispersi, ognuno ancorato ad un brandello di informazione sigillato nel nostro cervello, in quello che rimane della mente alveare. Shira è morta e con lei il nostro canale comunicativo. Il mio desiderio è quello di raccogliere intorno ad un tavolo tutti coloro che sono sopravvissuti per scambiarci le informazioni che ci ha lasciato e capire di quale conoscenza ci ha fatto depositari. Non so quanti superstiti ci siano, ma un numero la Regina-Ragno me lo ha impresso nella mente: nove. Se fosse riferito ai sopravvissuti, vorrebbe dire che Shira, nel momento della morte, ha piegato il destino a nostro favore per permetterci di vivere. Forse è solo una mia suggestione, non lo so, ma ho anche dei nomi nella testa: Shaelen, Jean, Shalidor, Tamynia, Reheis, Gasth, Keldorn. Sommati al mio, ne mancherebbe uno soltanto. Penso che questo possa essere il principio della rinascita e indirizzarci verso un futuro in cui gestire il nostro potere senza cadere nell’errore di volere tutto e subito, di dominare senza capire cosa abbiamo davanti. Non abbiamo più la forza di un tempo, la guerra lo ha dimostrato, ma qualsiasi razza e popolo riparte sempre da una sconfitta e noi non faremo differenza.


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