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Impero dell’ovest

Rubrica:
Origine

La storia del continente comincia con l’anno 0, nell’era denominata Synistas (Approfondimento: Tutte le ere di Emnotork) Quando Synistas sorgeva sulle rive del mare stretto, l’impero dell’Ovest era già secolare quanto sconosciuto. Nessuno immaginava che sotto la nuda terra un popolo laborioso come quello dei nani avesse costruito una vera e propria città. Il tasso di industrializzazione era tale da avere acqua corrente, da poterla riscaldare, da avere un apparato fognario e un acquedotto funzionante. Dicono che gli gnomi di Noma, comunità a nord est di Pian del Sole, che ha dato i natali alla struttura dell’acquedotto più grande di Emnotork, abbiano pescato a piene mani dall’opera dei nani dell’impero. I nani dell’ovest non furono grandi soltanto per le opere ingegneristiche, avevano trovato una qualità di diamante capace di brillare anche nell’oscurità magica e con questa tipologia di pietra avevano cosparso i soffitti delle loro città ricreando il cielo di Emnotork scrupolosamente. Stando al di sotto dei Giganti di Sabbia, tra le vie dell’impero dell’ovest, si può vedere lo stesso cielo che si ammirerebbe all’aperto. La cultura dei nani dell’ovest e la loro applicazione alla scienza e all’ingegneria è da considerarsi al di fuori della portata di molti popoli moderni. Kalimath I, il loro re, soprannominato “Il Magnanimo” era una personalità molto propositiva e ottimista. Fu lui a preoccuparsi di instaurare dei rapporti cordiali con le creature ancestrali sotterranee. Ci vollero molti anni, ma riuscì ad ottenere un intesa che con il passare di molto altro tempo divenne amicizia. L’impero dell’Ovest è ricordato per via di una forma di magia naturale che è stata totalmente dimenticata e di un linguaggio attraverso il quale questa magia aveva luogo altrettanto desueto. I segreti del linguaggio vengono dalle stelle e si collegano alla grande amicizia che legò Kalimath I al re dei giganti, Kobiashi.

L’impero dell’ovest contava circa un milione di nani, il grande mistero che riguarda la sua scomparsa non ha mai conosciuto essere vivente in grado di spiegarlo. Molti parlano di una guerra e di un tradimento tale da rovesciarlo interamente, ma le informazioni sono leggenda e non verità storica.

Tornando alla figura di Kobiashi, dovete immaginare che gran parte dei meriti della civiltà dell’ovest è da attribuirsi all’amicizia che legò il re dei nani al re dei giganti. Prima di questo evento l’Impero dell’Ovest contava 150 mila nani. Kalimath avviò la riforma edilizia subito dopo avere stretto i contatti con Kobiashi. Celebri sono rimaste le sue parole all’inizio dei lavori:

“Noi non costruiremo una città per i nani, noi costruiremo la città di Emnotork, il continente che noi stessi abbiamo denominato con l’antica parola che significa Incontro tra Terra e Acqua. In una città come questa tutti devono potere entrare, perfino i miei amici giganti venuti dalla stelle. Ecco perché i soffitti brilleranno dei Diamanti di Kuna e saranno così alti da far venire il capogiro e i saloni renderanno impossibile vedere entrambi i muri della stanza con un colpo d’occhio! Ci saranno tavoli e luoghi per le creature ancestrali, per nani, giganti e per tutti coloro che vorranno venire a trovarci.”

Secoli dopo l’impero dell’Ovest, nasce sui monti Kallinan la città di Xantrar. Molti sospettano che le concause storiche riguardanti l’estinzione dell’impero dell’Ovest abbiano in qualche modo influenzato la cultura della nuova città. Le caste, la chiusura rispetto al mondo esterno, la diffidenza tipica dei nani di Xantrar si dovrebbe a questo retaggio storico, a quanto accaduto all’impero dell’Ovest. In molti sospettano che i pochi superstiti abbiano vagato per le Terre Fertili fino a giungere sull’altopiano dei Kallinan. Xantrar sarebbe stata fondata da loro, ma anche di questo non si hanno testimonianze certe, dato che l’archivio storico dei nani è bruciato per mano di Taysia Delroy nel 1374.

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