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Davide Scardaci - Critica - Green Book

The Mule: Clint sbaglia un colpo?

Il californiano ha imparato a sparare benone alla corte di Sergio Leone. Raramente commette grandi errori quando dirige un film e questo è anche il caso di The Mule, ma i conti non tornano. C’è un bossolo di troppo vicino ai suoi piedi. Sono 5 i fori vicino al centro, ma il sesto colpo si è perso all’orizzonte.

Il film riesce a sopravvivere ad una trama che rasenta la banalità. Ci riesce per una buona ragione, vecchia come la storia dell’arte. Molte volte non importa che una tematica sia stata già affrontata milioni di volte o che sia molto semplice, quello che conta è come la si racconta. Clint Eastwood è un maestro, non sbaglia un tempo, non sbaglia un dialogo. Ti sa emozionare in una gamma che spazia dal sorriso al pianto nel minutaggio di un film. Gli attori sono tutti molto bravi, anche se ricoprono dei ruoli fin troppo secondari a mio modo di vedere. Non hanno mai uno spazio decisivo davanti alla telecamera e non penso che sia una caso. Questo film è Eastwood dipendente ed egoisticamente mi va bene così. Non so quante altre pellicole potrà affrontare, il tempo passa per tutti.

Se la storia, nonostante la banalità, funziona, se ci si emoziona a stare nei panni del “Mulo” che cos’è che manca? Manca il contraltare. Sono fantastiche le scene con la famiglia, come sono molto azzeccati i dialoghi tra lui e il poliziotto che gli da la caccia, ma è possibile che in tutta la pellicola non ci sia qualcuno che dica a questo vecchietto: “Hey, sei un figlio di puttana, hai trasportato cocaina per milioni di dollari. La gente ci muore con questa merda!”

Non glielo dice il poliziotto che lo arresta, non glielo dice la figlia che lo odia per tutto il corso della sua vita. Non c’è nessuno in due ore che abbia un piglio critico verso questa scelta di vita, verso il fatto che sia diventato “il mulo”.

Accetto che non ci sia una critica personale riguardo a quello che sta facendo, lo trovo azzeccato. Earl Stone è alla fine della sua vita, gli capita la possibilità di avere denaro da spendere, di godersela, di continuare a viaggiare in auto, cosa che ha fatto per tutta la sua vita grazie al lavoro precedente e che ha scandito i ritmi del suo vivere. Tra un viaggio e l’altro da del tu all’America intera, mangia in un locale, chiacchiera con tutti, si riempie di vita. Si concede squillo di lusso, fa tutto quello che può per godersela e sorridere. Se analizziamo i suoi rapporti familiari non ci pare probabile che un personaggio del genere, specie durante l’anzianità, si preoccupi di quanto sta facendo, di chi sta guadagnando alle sue spalle e del destino dei fruitori di cocaina. Ma è surreale che non ci sia un contraltare in tutto il film, che non ci sia un tempo di 10 minuti in cui qualcuno, il più azzeccato sarebbe Colin Bates, ovvero il poliziotto (Bradley Cooper) sia duro con lui. Perfino Bates ha pietà, come d’altronde i membri della gang del cartello che non vogliono ammazzarlo nonostante abbia tardato una consegna importantissima. Earl Stone incanta tutti con la sua parlantina sciolta e il suo modo di fare singolare, mi sembra eccessivamente romanzato e forse è anche inefficace, per il film stesso, non avere un elemento di contrasto forte. Insomma questo sesto colpo non ha centrato il bersaglio.

Eliminato il colpo nel vuoto, per me, in questi anni, un regista come Eastwood e un film come “The Mule” sono una benedizione. Se riguardo la programmazione degli ultimi mesi c’è da impallidire. Al prossimo film Eastwood, non me ne sono mai perso uno.

 


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