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Davide Scardaci - Critica - la verità sul caso Quebert

Joël Dicker: “Il caso Harry Quebert e le Shitstorm sui social”

Joël Dicker unisce e divide, è un dato di fatto. È stato osannato e insultato come tutti gli autori che hanno raggiunto una certa popolarità in poco tempo.

“La verità sul caso Harry Quebert” è un romanzo formidabile, alt non sto parlando del contenuto o della forma o della trama o del ritmo narrativo, allora di che sto parlando?  Ma della trovata per catturare il lettore ovviamente! Vorrei tanto stringere la mano all’editor che l’ha pensata. Ha avuto una vera folgorazione e l’ha messa al servizio di un buono scritto che di per sé, anche senza questo incentivo, ha le carte in tavola per essere letto. Qual è la pensata direte voi? È semplice e immediata e colpisce un pubblico che qualcosa di letteratura ha letto, fa arricciare il naso e dire “Guarda che sfrontato questo Joël Dicker, voglio vedere dove va a parare con questa storia!”.

 

Il tutto nasce dal semplice sillabare di un nome: No-La. Che razza di espediente per vendere è questo? Direte voi.
Abbiate fede, sono lento, ma con passo misurato, arrivo al dunque; abbiate fede, ma non pregate.

 

Non rivelerò niente sul romanzo, non abbiate paura, ma per farvi capire cosa intendo con “pensate per vendere” basterà dirvi che molto del romanzo è incentrato su un improbabile storia d’amore tra un trentaduenne e una sedicenne. Il sillabare No-La, nonché la situazione vissuta da entrambi, ovvero un amore che mette agli atti due dati anagrafici che non sono neanche lontani parenti, richiama un grande scrittore che in molti di voi sicuramente conosceranno, Ovvero Nabokov e il suo capolavoro Lo-Li-Ta. L’incipit di Lolita è parte della storia della letteratura di tutti i tempi. Potete non avere letto il romanzo per intero, potete perfino scordarvi il nome dell’autore, ma quelle due righe iniziali, non potete dimenticarle, recate offesa al talento messo al servizio dell’arte, e si può offendere tutto e tutti in questo periodo storico, ma vi prego, almeno cerchiamo di salvare qualcosa. Io, nel mio piccolo, propongo di salvare questo incipit:

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null’altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita.”

Spiegatemi com’è possibile smettere di leggere dopo queste righe! Non si può.
 

Chi ha letto Lolita ha ben presente quel sillabare il nome e la storia “amorosa” tra due persone che vivono due momenti della vita così differenti e che inderogabilmente ci porta con la mente a Nabokov.
Quando ho letto le righe su No-La il mio cervello ha fatto un collegamento immediato e mi è venuto un sorrisetto. Ho pensato a chi avrebbe fatto lo stesso ragionamento, a chi si sarebbe indignato, a chi avrebbe chiuso il romanzo e a chi avrebbe detto: “Ok adesso vediamo se ne sei all’altezza” e via discorrendo. Poi ho fatto una casistica, pensando ai diversi tipi di lettori che comprano un noir e ho pensato che in pochi avrebbero chiuso il romanzo, perché dietro a questo intelligente espediente, la storia narrata da Dicker è molto interessante, concreta e ti coinvolge senza chiederti troppa attenzione. Ha tutto quello che un buon noir deve avere: ritmo e storia.

 

Joël Dicker si destreggia bene in una serie di passaggi temporali, spostando l’azione dal presente al passato senza che il lettore fatichi a comprendere i nessi tra i due momenti narrativi. Scrive, pagina dopo pagina, una trama accattivante andando a sfruttare un personaggio principale con cui si simpatizza subito, non per via di particolarità caratteriali, ma bensì per il ruolo che ricopre. Markus è uno scrittore di successo. Quanti lettori hanno sognato di diventarlo? E basandoci su questo nesso quanto è facile odiarlo/amarlo per la sua condizione e farsi trasportare nel suo mondo?

 

Altri motori incessanti del libro sono: Il rapporto tormentato tra Markus e No-La, le beghe di Markus con il mondo che gira intorno ad uno scrittore di successo: la stampa, la casa editrice, le scadenze e l’opinione pubblica, il rapporto di Markus con il suo insegnante all’università che ricorda molto quello padre-figlio e infine un fatto di sangue.

 

Non manca dannatamente niente a questo romanzo per farsi leggere dalla prima all’ultima pagina. Non si può chiedere di più ad un noir, ma ci sono delle note negative. Nell’ultima parte del romanzo Dicker qualche scelta discutibile la mette in atto. Benché abbia trovato alcune soluzioni un poco tirate via e alla buona, ritengo che il libro svolga bene il suo compito. Intrattiene il lettore e lo porta dritto al finale.

 

Chiudo, tornando all’incipit, ovvero Dicker unisce e divide.

 

I gruppi di scrittura e lettura di Facebook sono pieni di vere e proprie shit-storm nate da pareri contrastanti su questo autore, le case editrici che lo hanno pubblicato gongolano, è una pubblicità gratuita non indifferente e frattanto diverse persone perdono ore a difendere i propri punti di vista sul lavoro di questo scrittore, quasi fosse il loro amante o l’amico di una vita.

Mi viene da pensare che si perde un tempo infinito dietro a queste “stronzate mistiche” tipiche dei social. La vita scorre e come dice Lucio Dalla in “Balla Balla Ballerino”

“Non fermarti sono pochi gli anni forse sono solo giorni
E stan finendo tutti in fretta e in fila
Non ce n’è uno che ritorni”

Direi che possiamo occupare il tempo della nostra vita in modo più produttivo! 🙂

#teatro #cinema #sport #leggere #scrivere #amare #recitare #ballare #cantare… (ecc)

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