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IT di Andy Muschietti

 

 

Stephen king non è noto per adattamenti cinematografici che rendano giustizia alle sue opere. Tanti, forse troppi, sono i film che sono stati realizzati partendo dagli scritti dell’autore, ma pochissimi fanno una buona figura.

 

Ecco, adesso prendete questa frase, come se fosse una parte di giornale, fatene una palla come quelle con cui si gioca da piccoli, sentitevi MJ per mezzo secondo della vostra vita, bello vero? E 3 punti…

 

Non fatelo perché la frase non è veritiera, fatelo perché mentalmente vi metterà nella condizione di separare libro e film.  Partendo dal presupposto che non ci sarà mai adattamento cinematografico utile per un romanzo di 1300 pagine e che pertanto lamentarsi di quanto si è reso o non si è reso dell’anima del romanzo è da perditempo (cosa peggiore di tutte, il tempo non ce lo ridà mai nessuno, non c’è moneta che possa comprarlo, o quasi, la tecnologia sta facendo passi da gigante, ma questa è un’altra storia…) andiamo a parlare di questo bel prodotto. Ricordatevi sempre che avete tirato e fatto 3 punti.

 

Le atmosfere, la scelta degli attori e l’alternanza tra le scene che ti fanno saltare dalla sedia e quelle in cui il sorriso ti si stampa in volto per i dialoghi tra i bambini protagonisti, crea il mood appropriato, anche se stiamo vedendo un film di cui conosciamo tutto nei minimi dettagli e che pertanto non ha il gusto del viaggio e della scoperta.

 

Gli anni ottanta americani rivivono sullo schermo attraverso la tematica del bullismo, dell’indifferenza, dando luogo ad una separazione netta tra il mondo registrato dagli occhi dei bambini e quello degli adulti, ragione per la quale It, la personalizzazione del male, può e deve essere affrontato solo dai bambini.

 

 

Si arriva a fine primo tempo in un lampo. Tutti i personaggi sono stati presentati a dovere e hanno un carattere che emerge ad ogni singolo dibattito, tanto che fingendo di non conoscere ogni particolare della storia, tentando di emulare la condizione naturale di chi non ha mai visto il precedente film o letto il capolavoro senza tempo e assoluto di King, mi ritrovo col sorriso sulle labbra. Mi diverto a vedere l’incontro tra Beverly e Ben, la pungente ironia di Richie e il suo continuo parlare, sono coinvolto nelle ipocondrie di Eddie e nel  rapporto con la madre chioccia che lo soffoca e che ci rimanda ad un altro legame familiare ben indagato, seppure in pochi minuti di pellicola, quello tra Beverly e il padre; la pubertà dei protagonisti è anche resa in chiave sessuale con alcune scene che bene rappresentano la tempesta ormonale tipica di quegli anni e il classico gruppo in cui è presente una sola ragazza, tra l’altro molto bella. L’innamoramento di Ben, così come quello di Bill, sono delineati dal tocco lieve e delicato di Andy Muschietti (Regista) così come i tempi narrativi concessi a Ben per raccontare la storia degli orrori di Derry ai suoi nuovi amici.

 

Gli attori che interpretano i bambini sono fantastici, il cast è stato scelto con estrema cura, perché saltano agli occhi in un baleno e contribuiscono a fare rivivere gli anni 80 a pieno.

In tutto questo si inserisce pian piano la figura di It, le scene da cardiopalma sono seminate lungo l’intero minutaggio, si parte con un inizio che tutti  conosciamo: la scena in cui il povero George perde il braccio e poi viene tirato nelle fogne da Pennywise. E’ la prima volta che vediamo il pagliaccio: Il trucco e la luminescenza degli occhi, il modo di parlare, la furbizia per attirare Richie, il racconto sugli odori del circo, le risate del bambino e del pagliaccio, prima della fine, prima di galleggiare per l’eternità, sono un alto momento di cinema. Da questo momento in avanti la predominanza sulla scena di It cresce sempre più, di minuto in minuto. Ho apprezzato tantissimo il lavoro di Muschietti che riesce a mescolare l’elemento comico-ironico datogli dai dialoghi tra i protagonisti alla paura e al terrore causati da it e da una vicenda che sembra essere troppo grande per l’estate di un pugno di adolescenti americani. Il procedimento continua finché il pagliaccio non occupa tutto lo schermo e la battaglia dei bambini nelle fogne di Derry diventa il corpo del film. Il combattimento fisico delle fogne mi ha entusiasmato, così come il coraggio/rabbia di Beverly. Il finale lo conosciamo tutti e la decisione di dividere il film in due parti, bambini e adulti, mi sembra azzeccata.

 

Aspetto con ansia il seguito anche se devo ricordare a me stesso, per non cadere in errore, di avere tirato la palla di giornale, di essermi sentito Mj per mezzo secondo e di avere segnato 3 punti, perché quando si ha a che fare con It, è dannatamente difficile dimenticare il romanzo, quasi impossibile evitare paragoni tra due media così diversi e scordare uno degli inizi più belli della letteratura moderna e non solo:
 

 


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