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Perchè Luc Besson è Luc Besson

L’ultima fatica del regista si chiama Valerian and the City of a Thousand Planets e devo dire che vale il prezzo del biglietto, specie se rapportato alle ultime pellicole che il cinema mainstream ci propone come gemme del firmamento.

La trama è semplice, la narrazione lineare, ma ritmata e con qualche azzardo che non guasta, come ad esempio i primi 15 minuti del film spesi per fare vedere al pubblico un pianeta e la sua pacifica popolazione. Besson non si preoccupa di incalzare il pubblico sin dalle prima battute, non ha paura di perderlo o di tediarlo, si affida totalmente alla musica e ai movimenti di camera. Le riprese escludono quasi del tutto il parlato e ci si muove in un mondo paradisiaco, tra colori sgargianti, riti, usi e costumi di una popolazione aliena che ho trovato affascinante, specie per l’estetica.

Come in tanti film di Besson non è la storia in sé a catturarti, ma il mondo. Pensate al “Quinto Elemento”. Sono passati tanti anni, la storia non la ricordo, ma le immagini, gli scenari, gli spazi disegnati e le creature; quello ti rimane dentro, è una cucitura. Un filo molto complicato da sbrogliare e di cui in definitiva non vogliamo disfarci. Quello del quinto elemento ce l’ho ancora, Valerian gli farà compagnia.

Ed è forse questo legame con Besson, capace di attraversare ogni singola pellicola da lui proposta, che mi fa sorridere ogni volta che torna al cinema con un nuovo lavoro!

Di cosa tratta il film: un popolo pacifico è in possesso di un animaletto che è capace di moltiplicare qualsiasi cosa ingurgita all’infinito e di una risorsa che dona un quantitativo di energia smodato! L’ animale rimane l’unico vivo della specie a seguito della distruzione del pianeta che ospita il popolo alieno.  Gli agenti Valerien e Laureline si trovano immischiati nella storia, non voglio svelare di più.

Ritengo che la trama di Valerian sia ben costruita, anche se i personaggi teenager insieme all’eccessivo  “miele” utilizzato per narrare il rapporto tra i due,  fanno provare dei momenti di apatia / antipatia per i protagonisti. I dialoghi adolescenziali stonano inesorabilmente con una storia che narra di un complotto politico-economico. Fosse stato un amore adulto, non ci avrei visto nulla di strano, anzi forse le due parti si sarebbero sostenute a vicenda, così invece, sembrano non avere nulla a che vedere l’una con l’altra. Fortunatamente, a mitigare questo lato del film, c’è una parte ironica che accompagna ogni singolo dialogo tra Valerian (Dane DeHaan) e Laureline (Cara Delevingne).

D’altronde non occorre ricordare quanto i teenager vadano di moda nel cinema come protagonisti, oltre al fatto che il film è tratto da un fumetto e che pertanto Besson avrà dovuto rispettare dei paletti ben precisi, che sconosco e non mi interessano, (in altre parole non leggerò mai il fumetto) ma che sono sicuro ci siano!

In definitiva: Valerian è un film godibile, vale il costo del biglietto, portatevi solo qualcosa per levarvi il miele dalla bocca di tanto in tanto ed eliminare la sensazione di appiccicaticcio sulle dita; mettetevi comodi e lasciate che Besson faccia Besson, che vi regali un altro filo da portare con voi!

Voto conclusivo: 6.5

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